di Marco Rizzo
Giovanni Di Gregorio è uno di quei tanto - fin troppo - citati "cervelli in fuga", una di quelle menti che dovremmo tenerci strette, ma che il nostro paese non è mai riuscito a trattenere a sé. Certo, c’è anche alla base uno spirito quasi da “avventuriero” (più come certi personaggi dei fumetti che come i fumettisti medi) che rende Giovanni un animo inquieto. Dopotutto, è stato ricercatore all’Università di Palermo (al Dipartimento di chimica), ha seguito ONG in Nicaragua o in Albania, e tra un’avventura e l’altra, ha avuto il tempo di diventare uno dei più affermati sceneggiatori della sua generazione. Ha scritto cartoni animati educativi, fumetti per ragazzi (
Monster Allergy) e capolavori di impegno civile come il pluripremiato e pluritradotto
Brancaccio - storie di mafia quotidiana. Attualmente, è nello staff della iconica
Sergio Bonelli Editore, dove ha sceneggiato già un buon numero di episodi di
Dampyr e
Dylan Dog. Proprio l’albo attualmente in edicola di “DYD”,
Gli ultimi immortali, è scritto da Giovanni, per i disegni del maestro del bianco e nero plastico e tenebroso
Nicola Mari.
Dalla sua posizione (per più versi privilegiata) di osservatore esterno in quel di Barcellona, abbiamo chiacchierato con Giovanni sulle ragioni della sua fuga.
Giovanni, sei uno di quegli italiani all’estero per scelta, ormai da un paio d’anni. Credo che non si possa negare che il tuo è un mestiere che si può fare da qualunque parte del mondo, basta avere un computer (o al limite carta e penna) e la testa piena di idee. Come mai la scelta di andare via da Palermo, dove hai vissuto negli ultimi anni?
Stanchezza. Non sopportavo più la rassegnazione presuntuosa del “tanto così fan tutti”, la cialtronaggine fatta sistema, le furberie che elevano uno e affondano tutto il cucuzzaro, le bracciate che altrove portano lontano e che in Sicilia (nel Meridione? In Italia?) bastano appena a non farti trascinare la corrente. Non sopportavo più questo enorme spreco di intelligenze, energia e speranze.
Sarai entrato in contatto con italiani che sono a Barcellona per necessità, ad esempio, lavorative. Cosa vedi in comune con quelle esperienze? E quali sono invece le conseguenze maggiormente discordanti delle due scelte?
Io potrei tornare (o spostarmi altrove) quando mi pare. E sono meno legato al tessuto lavorativo catalano, rimanendo legato per lo più al mercato italiano. Ma né io né loro siamo dei disperati con le valigie di cartone. Il tasso di emigrazione degli italiani oggi è maggiore di quello del primo dopoguerra. I contadini, minatori e i pescatori di un secolo fa adesso però sono laureati, piccoli imprenditori, ricercatori. Gli italiani che emigrano non lo fanno più perché muoiono di fame: spesso cercano un riconoscimento della loro dignità professionale, un ambiente più stimolante, una qualità di vita più alta. E li trovano.
Hai scritto fumetti umoristici e cartoni animati, oltre a seriali come Dampyr e Dylan Dog. Una curiosità: come cambia il tuo approccio “mentale”? Ci sono dei giorni in cui hai più voglia di scrivere soggetti umoristici e altri più adatti al realistico o fantastico? L’ambiente circostante ti influenza?
Al contrario: quello che scrivo mi influenza, e quindi influenza la mia relazione con l’ambiente circostante. È normale, se entri nella storia. Scrivere sceneggiature umoristiche mi rende allegro, se dovessi stare mesi sulla biografia di un suicida immagino che mi deprimerei. In generale, mi piace cambiare il più possibile. E se una storia mi prende mi diverto moltissimo a scriverla, indipendentemente dal registro usato.
Qui in Italia i parla di tanto di “non fare la fine della Grecia/del Portogallo/della Spagna”. Ma che fine sta facendo la Spagna?
Sono convinto che, al di là delle statistiche facilmente manipolabili, le teorie del “i nostri vicini stanno peggio di noi, quindi non stiamo così malaccio” siano sempre imbevute di propaganda da quattro soldi, autoindulgente e tronfia. Vuoi veramente sapere chi sta meglio? C’è un modo infallibile, basta farsi una domanda: quanti sono gli italiani che si sono trasferiti in Spagna e quanti gli spagnoli trasferiti in Italia? La risposta è là, in quei numeri.
Tra le tante cose, sei stato anche ricercatore all'Università. Negli scorsi mesi il mondo della ricerca è stato in fermento, con azioni anche eclatanti. Come giudichi queste mosse da parte degli studenti e degli insegnanti? Questo tipo di fuga dei cervelli, è determinato secondo te da occasioni o da stanchezza del sistema?
Seguo questo fermento da lontano, non riesco a farmene un’idea precisa. Non so quanto siano fuochi di paglia (ricordi la Pantera? Era nata proprio a Palermo) e quanto si radichino in disagi realmente percepiti come importanti. Quanto alla fuga dei cervelli, credo nasca dalla stanchezza di cui parlavo all’inizio. L’emigrante in genere non è un avventuriero o un semplice ambizioso. Sa che dovrà pagare un prezzo, a volte molto alto, nel lasciare la propria terra: se avesse la possibilità di restare riporrebbe le valigie nell’armadio.
Che risposta dai solitamente ai tuoi amici spagnoli quando ti chiedono che sta succedendo in Italia, tra nani, escort e ballerine?
Anni fa mi dilungavo in spiegazioni indignate, analisi sociologiche, aneddoti pittoreschi. Adesso chiedo loro gentilmente di spostare la conversazione su altri temi: mi amareggia sentire il nome del mio paese continuamente associato a questo patetico circo, e poi sono stanco di ripetere le stesse cose a chi non riesce a capirle. I catalani da una parte hanno in testa un’immagine dell’Italia tutta Fellini-balconi fioriti-sagra della polpetta (con cui noi italiani campiamo di rendita da decenni), dall’altra sono lontani anni luce dalle nostre miserie. Per loro fortuna.
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Prima di darvi appuntamento al prossimo
update, un’informazione di servizio. Mercoledì 2 febbraio inizierà ufficialmente il processo ai presunti omicidi di
Mauro Rostagno, di cui abbiamo già parlato (
quie
qui). Sarebbe bello che la società civile partecipasse in massa, accompagnando in aula i familiari e gli amici di Mauro, per dare ancora più importanza a questo significativo passo nella lotta alla mafia. Sul
sito dell’associazione "Ciao Mauro" trovate le iniziative in occasione del processo.