di Marco Rizzo

Qualche tempo fa ho sottoposto alla vostra attenzione i fumetti del canadese
Guy Delisle, tra cui spicca il brillante Pyongyang, cronaca semiseria di un viaggio nella Corea del Nord sotto dittatura. Il magazine americano
Slate ci segnala in un bell’articolo la quasi sconosciuta (per ovvi motivi) produzione fumettistica per così dire “autoctona” del paese governato con il pugno di ferro da
Kim Jong-il. Fumetti certamente meno facilmente rintracciabili di quelli di Delisle, ma interessantissimi per capire qualcosa di più della Corea del Nord. Si tratta di albi su carta povera, ben diffusi forse grazie anche all’alto tasso di alfabetizzazione, che ovviamente sono importanti ingranaggi della macchina della propaganda e del consenso. Nei paesi sotto regime dittatoriale come in quelli democratici, è comunemente riconosciuta la forza del messaggio trasmesso a fumetti, che sia destinato a lettori più o meno giovani. Magari questa consapevolezza deriva da un settore attivo da cento anni come in Italia, oppure è il semplice passaggio successivo ad altre tecniche di propaganda (le vignette satiriche sui quotidiani del regime o i poster motivazionali).
In Corea del Nord si possono trovare volumi chiaramente indirizzati ai bambini, come
Great General Mighty Wing, sorta di fiaba Disney/esopiana in salsa dittatoriale. Il protagonista è un’ape che deve difendere il suo alveare dall’assalto di vespe (dalla Corea del Sud?) e ragni (dagli USA?). E l’operosa ape trova anche il tempo per costruire infrastrutture o scopre come incrementare la produzione di miele. Il più avventuroso
Blizzard in the Jungle (2001), ambientato in una innominata foresta africana, vede degli agenti nordcoreani sconfiggere dei perfidi statunitensi (che finiranno brutalmente divorati dai coccodrilli) grazie ai dettami della filosofia
Juche teorizzata dal Presidente Kim Il-Sung. È interessante notare come il disegno, in questo caso, sembra quasi discostarsi dagli stilemi classici della produzione orientale (quello dei manga, per intenderci, i cui spunti stilistici risalgono a iconografie comuni per tutta l’area) per avvicinarsi a stili occidentaleggianti. Forse perché una fortissima influenza stilistica sugli artisti nordcoreani sono stati a lungo i manifesti propagandistici sovietici, e per l’isolamento del paese rispetto alla produzione culturale del resto del mondo. Per finire, vi segnalo
General Loser and the Gnats, impietosa satira del presidente americano George W. Bush. Un fumetto più unico che raro nella produzione nordcoreana, secondo gli esperti: stavolta, trattandosi di un rarissimo caso di commedia, il messaggio punta più a ridicolizzare il nemico che a esaltare le presunte qualità del leader orientale e del popolo coreano.
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