Disegnatori e lavoratori, fumetti e diritti

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di Marco Rizzo
(vignetta di Giuseppe Lo Bocchiaro)


Esiste una regolamentazione specifica sul mestiere del fumettista? Quali sono i suoi diritti? Può dettare condizioni su in che modo rapportarsi con una casa editrice? Quando un lavoro “creativo” merita che si curi il diritto del lavoro, dai “salari” dignitosi alle contrattazioni? Che siano sceneggiatori, disegnatori, o semplici esperti, che siano al lavoro su titoli molto noti o su volumi più di nicchia, alcuni esponenti anche di spicco del mondo del fumetto si stanno confrontando in questi mesi su tematiche così importanti e non scontate.
Prosegue in questa seconda e ultima parte la nostra chiacchierata con Claudio Stassi, autore palermitano noto in particolare per alcuni bei libri giunti a veicolare forti messaggi antimafia nelle scuole (Brancaccio, ed. Beccogiallo, e Per questo mi chiamo Giovanni, ed. Rizzoli). Potete leggere a questo link la prima parte dell’intervista, con le aspirazioni e le proposte di alcuni esponenti (culminate nelle intenzioni di un’associazione) riguardo alla tutela i diritti degli autori, fornendo in particolare un “contratto tipo” valido per tutti, magari in sintonia con la già esistente Associazione Illustratori o il SILF-CGIL.

Per quanto gli autori possano riunirsi attorno a un tavolo a tutela dei propri interessi, ci sarà sempre chi (magari appellandosi all’Arte con la a maiuscola e alle velleità che ne conseguono) sarà disposto a rinunciare ad ogni diritto pur di pubblicare. Come si risponde a questi colleghi, inevitabili, forse giustificabili, “crumiri”?


A parte il fatto che “i Crumiri” sono buonissimi e che intinti nel latte sono la morte loro : )
Ma tornando seri; Il mondo del fumetto è fatto di realtà singole. Ognuno gioca da solo.
L’Associazione non cambierà questo sistema. Ogni autore continuerà a “giocare da solo”. Prenderà il lavoro che gli editori gli propongono, produrrà l’opera e verrà pubblicata. Tutto continuerà ad essere come prima. L’Associazione invece, farà da “parafulmine” qualora ci sia bisogno di una consulenza relativa al contratto, alla dichiarazione dei redditi, alle leggi sul diritto d’autore, etc...
Io personalmente proporrò anche dei ponti comunicativi con editori esteri in modo che gli autori possano entrare in contatto con loro tramite l’Associazione, ma come ti dicevo è un processo in itinere, altre proposte ci saranno e tanto lavoro ci sarà da fare per dare forza a questa nuova realtà.

C’è chi critica persino il fatto che il tuo impegno avvenga da Barcellona, città dove sei andato a vivere e da cui lavori per editori di tutta Europa. La tua posizione di “autore emigrato all’estero”, credi ti renda un osservatore privilegiato? o forse l’aver lasciato l’Italia ti ha fatto perdere il contatto concreto con i problemi del settore?


C’è anche chi dice che mi sono comprato le case a Barcellona, mentre invece pago il mio affitto mensile :). Partiamo dal fatto che la mia scelta di emigrare in Spagna non è stata una decisione facile. E’ stata un’esigenza dettata da varie motivazioni di carattere personale e da una totale non riconoscibilità sulla politica nazionale. Essere “estraneo” in terra propria mi ha portato a decidere di essere “cittadino” in terra straniera. In Spagna, ho avuto modo di conoscere un nuovo mercato, un nuovo sistema editoriale e distributivo. In alcuni punti migliore del nostro e proprio da questa esperienza è partita l’idea di mettere olio negli ingranaggi arrugginiti del mercato fumettistico italiano. Internet ti permette di essere “vicino” anche quando sei distante, e così si è creata una rete d’informazione tra diversi autori (in tutto un centinaio), tutti quanti in qualche modo interessati a creare “un progetto comune”.

Questi problemi, questa crisi del medium, esistono anche in Spagna? E in che modo gli autori spagnoli reagiscono?

Negli anni 90, la Spagna ha vissuto un’implosione del mercato fumettistico. A restare aperte sono state poche case editrici (Norma, Planeta, Cupula…). Partiamo da un presupposto: in Spagna non esiste il fumetto commerciale “nostrano”. La nostra Bonelli in Spagna non esiste, il manga e i supereroi sono per loro il “fumetto popolare”. Hanno invece una buona produzione di “Novelas Graficas”. Il fumetto inoltre nelle edicole non viene distribuito, rimane all’interno dei circuiti di varia e delle librerie specializzate. Da qualche anno, malgrado la crisi, le cose stanno migliorando.
C’è da dire inoltre che quei pochi editori che producono consapevoli delle vendite limitate, abbassano i numeri di produzione per concentrarsi un po’ di più su alcuni titoli, sulla loro promozione e sulla pubblicità dell’opera. Proprio questo sabato ad esempio ci sarà un grande evento (la festa di San Jordi) dove la gente regala libri o fumetti ai propri amici e compagni, e le case editrici stanno organizzando incontri nelle librerie e nelle fumetterie.
Ma questa è soltanto una delle tante manifestazioni di promozione alla lettura. E stiamo parlando della Spagna, non della Francia, che come è noto è un grande esempio di stima e considerazione verso il fumetto.

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6 maggio 2011